Nota di Lunaria: ri-pubblico, in una veste aggiornata, quanto scrissi su Luce Irigaray decenni fa. Purtroppo non ho le foto delle copertine dei libri "Speculum" ed "Essere due" perché all'epoca, 2004 o giù di lì, non avevo un pc che fosse mio personale. Il post esce in versione aggiornata perché negli ultimi anni Luce Irigaray si è avvicinata al "femminismo cristiano cattolico", proponendo nuove interpretazioni su Maria. Non posso commentarle nello specifico perché non ho letto quel suo libro, ho visionato qualcosa solo in un'intervista che l'Autrice ha rilasciato.
Citerò qualche stralcio preso da "Speculum - l'altra donna -" di Luce Irigaray; nata a Blaton in Belgio, negli anni '60 fece parte dell'Ecole Freudienne a Parigi. Dal 1969 fu insegnante all'università di Vincennes, nel dipartimento di psicanalisi; in questi anni, raccoglie materiale e idee per "Speculum", che, dopo la pubblicazione, nel 1974, scatena polemiche e strali di sdegno nel mondo della psicologia e della psicanalisi; alla Irigaray non viene neppure rinnovato l'incarico di insegnante. Il motivo è chiaro: "Speculum" è forse il primo testo che confuta la fallocrazia psicanalitica di Freud.
Vediamo qualche passaggio; il libro non è di facile lettura, essendo propriamente "psicanalitico" e credo, nella mente di Luce Irigaray, da ascriversi soprattutto agli "addetti ai lavori"; successivamente Luce si è dedicata anche a collaborazioni con Teologhe o altre Pensatrici, proponendo alcune alternative al fallocentrismo patriarcale: distruggere l'uso sessista della grammatica,(espressioni come "Uomo Dio" o "Dio Padre"), introdurre simboli femminili (esempio: il triangolo rovesciato, simbolo femminile dell'utero nella sua totalità, non solo vaginale ma anche clitorideo) o accentuare gli aspetti femminili di Dio (lo Spirito sulle Acque, per esempio, che rimanda proprio all'utero umido o l’utilizzo del termine “Dia”, oltre che Dio, per cercare di andare contro la – cito le sue stesse parole - “tradizione patriarcale secolare”); di questa fase del pensiero di Luce Irigaray vedi "Il respiro delle donne".
"Perché parlare ancora di Dio? hanno chiesto alcune di noi. Non è forse la causa della nostra alienazione, in una tradizione patriarcale secolare? Le parole Dia o Dea non sono forse più appropriate? In questo caso sarebbe utile avere delle rappresentazioni, delle immagini di questo divino al femminile?"
"Essere Due", altro libro di Luce Irigaray, analizza la differenza, tra Maschile e Femminile, con prospettive quasi tendenti alla Mistica.
Un'altra cosa interessante, è che nel circolo di Pensatrici formato da Luce Irigaray sono state accolte alcune derive religiose/filosofiche orientali, o anche, il concetto di Dea Madre, rivisto in "chiave cristiana".
Alcune frasi tratte da "Speculum"
"Per contro non sfugge interamente - forse perché siamo dentro l'ambito dell'osservazione terapeutica? di ciò che passa per obiettività scientifica? - << la frigidità sessuale della donna, la cui frequenza sembra confermare questa posizione di secondo piano nella realizzazione della meta biologica>> e che rimane << un fenomeno tuttora insufficientemente compreso >>.
è veramente una conferma? Sembra piuttosto un sintomo che rivela come il piacere della donna e la rappresentazione che di esso ci si fa e lei stessa può avere sono - ancora una volta - troppo repressi, rimossi, disconosciuti, negati perché lei non sia "frigida". C'è da chiedersi inoltre ciò che designa il termine "frigida" nel discorso maschile [...] c'è da indagare poi il rapporto tra la "frigidità" e l'aggressività assegnata al maschio nella "funzione sessuale", aggressività entro certi limiti indipendente dal consenso della donna. Forse la sessualità femminile non si ritrova in questa violenza, che è stupro e che la "biologia" però richiede al maschio per garantirne la riproduzione."
Nota di Lunaria: aggiungo anche un collegamento con gli scritti di Simone de Beauvoir:
"Per provare l'inferiorità della donna, gli anti-femministi hanno allora messo in campo non solo la religione, la filosofia e la teologia, ma anche la scienza: biologia, psicologia."
"L'erotismo della donna è molto più complesso di quello dell'uomo e rispecchia la complessità della situazione femminile; lei ha addirittura due organi sessuali, dei quali uno non ha nessuna parte nella procreazione. Nella società patriarcale il piacere sessuale, perfino la sessualità stessa, sono stati negati alla donna: << L'atto sessuale, per essa, se non è santificato dalle legge e dal sacramento, è colpa, rovina, sconfitta, debolezza... >>
La paura, il disgusto, la frigidità, la rassegnazione, il cinismo sono reazioni frequenti alla sopraffazione che subiscono nel rapporto sessuale con un uomo; spesso solo un rapporto lesbico le fa scoprire la propria sessualità."
"La penetrazione, o meglio, la riduzione della sessualità al rapporto genitale, è ancestralmente associata alla violenza, al dolore e alla minaccia di un figlio."
"Tra donne l'amore è contemplazione; le carezze sono destinate meno ad impadronirsi dell'altra che a ricrearsi lentamente attraverso l'altra; il distacco è abolito, non c'è né lotta, né vittoria, né disfatta; in un'esatta reciprocità ognuna è nello stesso tempo soggetto ed oggetto, padrona e schiava: la dualità è complicità."
Torniamo a "Speculum":
"Nella fase fallica, dunque, la bambina è alla ricerca d'un possibile equivalente del pene, capace di << procurarle delle sensazioni piacevoli >> Lo trova nel clitoride, pene più piccolo del piccolo pene del maschietto. [...] Il piacere ottenuto con il contatto, la carezza, lo schiudersi delle labbra, della vulva, per Freud è semplicemente inesistente." [Nota di Lunaria: alcune femministe trovano più consono parlare di clitoride al femminile: la clitoride; che effettivamente ha anche più senso] Lo ignora o non vuole saperne niente. Né in questa né in altre "fasi". Non viene nemmeno evocato il piacere legato alla parete posteriore della vagina, dei seni, del collo della vagina... Tutti organi mancanti, non c'è dubbio, di parametri maschili."
A questa analisi si può aggiungere Anne Koedt, che ha scritto estesamente sul piacere clitorideo.
Altre frasi di "Speculum", che trattano del masochismo femminile
"Ma un Dio sta avvicinandosi in questi (suoi svenimenti). E allora che tutti la giudichino pazza non importa più, dal momento che il "Principe del Mondo" l'ha notata e che sarà ormai il compagno della sua solitudine. Risveglio pieno di gioia, per ricadere in nuovi tormenti. Infatti, come non dubitare, nella sua indegnità, di questa sicurezza? Come Potrebbe Dio manifestarsi nella sua magnificenza e prodigarsi a/in una creatura debole e miserabile come una donna? Lei tanto spesso umiliata, non c'è minima parte di sé che non le sembri marciume ed infezione. Scarti, materie. Così finisce per abbassarsi ancora e sempre più, onde provare quell'amore che si vuole avere per lei, e ripercorrere quelle immaginazioni che le vietano di corrispondervi. Si dà ai lavori più servili, ai comportamenti più vergognosi e degradanti, per forzare il disprezzo che si ha, che lei ha, per se stessa. E forse, in fondo all'abisso, ritrovare la purezza. Così il sangue, le croste, il pus, ripuliti negli altri e assorbiti da lei, la lavano da ogni sporcizia [1]. Finalmente resa pura per aver osato ripetere fino in fondo l'abiezione, il disgusto e l'orrore in cui era e in cui si è mimeticamente condannata. Casta per aver affrontato le peggiori perversioni, per essersi prostituita agli atti più ripugnanti, alle stravaganze più luride. Riscattata nel suo candore. Nell'assenza, in cui ora si trova, di rappresentazione di sé, nel vuoto che non contiene neanche la repulsione, in quest'anima nulla che lei si conosce. Mentre gli altri restano sconcertati, incapaci di seguirla fin là. E perfino di andare a vedere."
[1] è noto che alcune sante, come Caterina da Siena, si "nutrivano" di pus, bevendolo direttamente dalle ferite degli appestati.
"Che lei non smette mai di contemplare, nudo che si offre agli sguardi, la carne verginale percorsa da tagli profondi, il corpo crocefisso tutto disteso e dolente, trafitto dalle ferite dei chiodi, sospeso, sofferente e abbandonato. è inondata d'amore per lui/se stessa. Modello che, nella crocefissione, le apre una strada per redimersi dalla degradazione in cui si trovava."
"Dunque, ci sono ferite che si possono dire, piaghe che non sono vergognose? una piaga potrebbe essere sacra? Estasi nella gloriosa lacerazione in cui lei va ad annidarsi come fosse la sua dimora e dove si riposa come a casa sua - mentre lui allo stesso modo è in lei. Bagna in un sangue il cui flusso sente caldo e purificante."
Frasi tratte da "Essere Due", libro che analizza la differenza, anche tra Maschile e Femminile.
* Esiste il tuo silenzio e il mio raccogliermi. Ma esiste anche il silenzio quasi assoluto dell'aurora del mondo.
* Tacere per lasciarti parlare, per dare a te la nascita.
* Insieme possiamo rimanere se non mi divieni del tutto percettibile, se una parte di te resta nella notte.
* Per te, per noi, fra ombre e luce, essere sempre nella luce ferisce. Il Pudore richiede un po' di segreto, un silenzio sul saputo, un ritiro. Rispettarti e lasciare un'oscurità fra noi.
* In te, contemplo il suo irradiarsi. In te, assaporo la sua potenza, mi bagno nel suo calore. L'eterno talvolta si congiunge con l'istante. Siamo presenti l'una all'altro, ma fra noi sta l'eternità mentre continuiamo a crescere, come unire i due tempi?
Concetti tratti da
"Sono una donna. Sono un essere sessuato femminile. Sono sessuata al femminile. Il motivo del mio lavoro risiede nell'impossibilità di articolare un enunciato come questo; nel fatto che la sua produzione è, per certi versi, insensata, sconveniente, indecente. Vuoi perché donna non è mai attributo di essere, [*] né sessuato femminile qualità di essere, vuoi perché io sono sessuata esclude il genere femminile." (Luce Irigaray)
"La trasformazione dell'Io autobiografico in un altro Io culturale mi pare necessaria, scrive Luce Irigaray, perché prenda vita una nuova etica: l'etica della differenza sessuale". è questo il compito che disegna l'orizzonte della sua opera. è l'Autoaffermazione e l'Autorappresentazione di una donna che diventa la posta in gioco di una soggettività femminile che da se stessa si mette alla prova per identificarsi.
Nota di Lunaria: a tal punto si può approfondire anche con i concetti di Carla Lonzi
Anche Mary Daly parlava di Io Femminile:
"Le donne sono state condizionate a considerare riprovevole ogni atto che affermi il valore dell'ego femminile. L'ambizione femminile può "passare" solo quando viene diluita nell'ambizione vicaria tramite il maschio o per conto dei valori patriarcali. Per controbattere questa autosvalutazione di massa le donne dovranno costruire l'orgoglio femminile, alzando i nostri standard relativi a quanto è bello essere donna. Il nostro fallimento è consistito nel non aver affermato attivamente l'ego femminile. Se dobbiamo vergognarci di qualcosa, è di questo."
Torniamo a Luce Irigaray...
"D'altronde il problema della determinazione sessuata del discorso non è mai stato posto, né poteva porsi dal momento che l'uomo ha da sempre rappresentato il soggetto del discorso, il solo soggetto possibile [Nota di Lunaria: esattamente come Cristo rappresenta "il redentore" sia per i maschi sia per le femmine... restando però sempre e solo maschio!] Quasi che l'uomo abbia voluto dare il suo genere all'universo come ha voluto dare il suo nome ai suoi figli, a sua moglie, ai suoi beni [...] Il materno e il femminile servono solo per la riproduzione-produzione [...] l'organizzazione androcentrica del sapere e del potere si fonda su questo spostamento."
"L'eresia di Luce Irigaray è l'eresia di una donna che ha scelto di pensarsi nel proprio sesso e che, da questa posizione decentrata, interroga, da parte a parte, la nostra storia e il nostro sapere, al fine di comprendere perché la differenza sessuale, la << irriducibile differenza tra i sessi >>, non solo non abbia avuto modo di essere << ciò che le toccava essere >>, ma sia rimasta l'impensato del grande testo filosofico-politico del discorso occidentale [...] Non si tratta quindi di attuare un ribaltamento del mondo maschile né di fare del femminile la misura della differenza sessuale, ma di tentare, a partire da uno scacco profondo della cultura in atto, di praticare la differenza [...] Questo viaggio non ha mai fine, è sempre in gestazione: siamo nate donne ma dobbiamo diventarlo. [qui il riferimento è a Simone de Beauvoir]. E il rivolgersi, che consente di ritornare a sé, diventa un rivolgersi all'altra, alle altre [appunto: il passo successivo alla presa di consapevolezza del proprio Io è la sorellanza con le altre Io, le mie prossime]
Qualche frase anche inerente lo studio di Luce Irigaray sulla sessualità femminile, da sempre denigrata, repressa, forzata al solo piacere maschile o brutalizzata:
"[le affermazioni di Freud e Lacan] portano inevitabilmente a chiudere la sessualità femminile nell'unica forma accettata e riconosciuta della libido materna, passiva, fagocitante [...] Nel momento in cui la si definisce madre si continua a togliere a lei e al suo godimento qualsiasi specificità sua propria" [...] è quindi il rifiuto di quell'unica forma di valore che una civiltà fallocentrica riconosce, che può dare alla donna, secondo Luce Irigaray, la possibilità di viversi non più nella sua assenza, nella sua mancanza ["perché non sa quello che vuole, pronta a subire non importa cosa, a chiederlo perfino, per non perdere l'amore di colui che possiede il Fallo"], non più sospesa alla domanda dell'Altro - che la confina in un luogo dove esiste solo per la sua parola e il suo sguardo - , ma in una pienezza di essere, in cui il suo corpo diventa capace di godere già senza l'altro, per la sua stessa conformazione [affinché] l'autoerotismo femminile non sia più imprigionato nel percorso obbligato di quello maschile, creando una spartizione innaturale tra clitoride e vagina. [ricordiamo che era considerata anormale una donna che "non godesse con pene in vagina, per restare incinta", anzi, in determinati periodi storici, era giudicata esecrabile anche una donna che pure ricavasse un poco di piacere durante la penetrazione vaginale e che il piacere della clitoride era demonizzato: anche qui in Europa si sono praticate mutilazioni genitali femminili per "curare" la masturbazione femminile o "l'isteria"...]
[Nota di Lunaria: in particolare, "Nel momento in cui la si definisce madre si continua a togliere a lei e al suo godimento qualsiasi specificità sua propria"]
Un'antologia teologica al femminile che però non presenta "una critica radicale" alla misoginia cristiana è "Il respiro delle donne", curata dalla stessa Luce Irigaray che ho recensito qui https://diospiritosantomaterno.blogspot.com/2021/07/riflessioni-sullo-spirito-santo-materno.html